Questi piccoli insetti grigio biancastri parassitano il corpo umano, nutrendosi di sangue e vengono distinti in tre tipi a seconda della parte del corpo dove si insediano:
  • pidocchio del corpo, che colonizza abiti e corpo;
  • pidocchio del pube, più noto col nome di piattola,che spesso si trova sul pube ed è ben diverso dagli altri due;
  • pidocchio del capo che vive esclusivamente sui capelli, che è infine quello che più ci interessa.
La “pediculosi” del capo interessa soprattutto i bambini in età scolare dai tre anni in su ed è estremamente frequente nelle comunità infantili, soprattutto nelle scuole, indipendentemente dallo stato sociale e dalla cura dell’igiene.
Il pidocchio adulto, visibile ad occhio nudo, è lungo 1-3 millimetri, di colore grigio e compie il suo intero ciclo vitale sulla testa della persona in 1-2 mesi. La femmina produce 5-10 uova al giorno, le LENDINI, strettamente attaccate ai capelli, ad 1 cm dal cuoio capelluto, perché lì la temperatura prossima ai 37°C è ottimale per la maturazione.
Uova di pidocchio
Dopo 7-10 giorni infatti nasce il nuovo insetto, NINFA, che incomincia a nutrirsi del sangue del suo ospite e dopo circa 7 giorni è in grado di deporre altre uova. Per nutrirsi l’insetto appoggia sulla pelle una struttura tubolare che gli esce dalla bocca e secerne una sostanza vasodilatatrice ed anticoagulante che gli consente di succhiare il sangue. Per questa ragione il pidocchio lontano dall’ospite muore in 1-2 giorni.
Pidocchi adulti
Il passaggio del pidocchio da una testa all’altra può avvenire sia per contatto diretto sia in- diretto, quando ci si scambiano pettini, sciarpe berretti cuscini…ma non sempre ci si accorge precocemente della sua presenza; possono passare anche molti giorni prima che si manifesti il classico PRURITO e nel frattempo si può essere già verificato un contagio. Per questa ragione è assolutamente importante esaminare con frequenza le zone della nuca e dietro le orecchie dove si localizza preferenzialmente.
Le lendini sono facilmente visibili ad occhio nudo, sono di colore bianco trasparente e sono difficili da staccare quando sono vive. A differenza della forfora non vanno via né con la spazzola, né con il lavaggio. La pediculosi non ha niente a che vedere con le abitudini di igiene quotidiana della famiglia, non ci si deve colpevolizzare quindi se un bimbo torna a casa con questa parassitosi, invece bisogna mettere in atto una serie di misure preventive come il controllo attento e frequente del capo, evitare utilizzo di oggetti in comune come pettini, spazzole…ricordando che il pidocchio non vola né salta e che la sua sopravvivenza lontano dall’ospite è al massimo di un paio giorni.
Le formulazioni tradizionali per il trattamento della pediculosi contengono uno o più principi attivi antiparassitari, nessuno dei quali tuttavia rappresenta la scelta ideale, sia per mancanza effettiva di tossicità, sia per efficacia,in ogni caso nessuno di essi svolge azione preventiva: i più utilizzati sono il malathion, le piretrine e la permetrina.
Negli ultimi anni purtroppo la loro utilità è fortemente diminuita a causa dell’enorme crescita di fenomeni di resistenza da parte delle ultime generazioni di pidocchi. È riconosciuto che lo sviluppo di queste resistenze è la causa principale dell’aumento dell’incidenza della pediculosi a partire dagli anni novanta.
L’”assuefazione” dei pidocchi ai trattamenti antiparassitari, unita ai rischi di tossicità per l’uomo, crea l’esigenza di strategie alternative, da usare per risolvere, ma anche per prevenire le infestazioni. Fortunatamente la natura può aiutarci molto con oli essenziali di lavanda, melaleuca, rosmarino, chiodi di garofano, olio di neem, olio di cade ed altri ancora. Tali sostanze sono allestite in numerosi prodotti commerciali, da soli o associati ad altre con carattere lenitivo.
Gli oli vegetali come quelli di girasole, di mandorle, cocco, jojoba e ricino svolgono anche la funzione meccanica di ostruzione degli orifizi respiratori di pidocchi adulti, ninfe e lendini che così muoiono per soffocamento. Questa stessa azione viene svolta da sostanze affini al silicone che, spruzzate sulla capigliatura e adeguatamente massaggiate, sopprimono gli insetti ai vari stadi del loro sviluppo.
Per completare ogni tipo di trattamento, sia chimico tradizionale sia naturale, occorre utilizzare un pettine particolare a denti fitti, lunghi in acciaio microscanalato, che riesce a strappare e trattenere lendini e insetti soppressi con gli antiparassitari. Ad ulteriore garanzia della riuscita di un trattamento, soprattutto se l’infestazione era particolarmente intensa, si consiglia di eseguire una seconda applicazione a 7-8 giorni dalla prima, per colpire e sopprimere le forme eventualmente sopravvissute. Così in questo lasso di tempo le lendini superstiti si sono evolute in insetti adulti che vanno rapidamente allontanati per impedire la deposizione di nuove uova.