Premessa: scopo di questa breve trattazione è esclusivamente fornire alcune nozioni pratiche sul corretto uso dei colliri, non approfondire i dettagli di ogni molecola.

 

Informazioni generali.

Si tratta di farmaci che hanno come scopo ridurre la pressione del liquido intraoculare per prevenire il conseguente danno al nervo ottico e quindi la riduzione del campo visivo.
Appartengono a varie classi e di conseguenza ogni classe avrà peculiarità, anche riferite ai possibili effetti secondari locali e/o sistemici (cioè non limitati agli occhi ma all’organismo nel suo insieme) poiché, per quanto normalmente siano molto ben tollerati, una frazione del farmaco somministrato a livello oculare entra nel torrente ematico. Di conseguenza dopo la somministrazione è consigliabile tenere le palpebre chiuse per due minuti, al fine di ridurre l’assorbimento sistemico del farmaco e migliorarne al contempo l’azione locale.
Qualunque sia la terapia, se si usano più colliri, è bene distanziarne la somministrazione di almeno quindici minuti, per consentire un adeguato assorbimento ed evitare interazioni chimico-fisiche tra le diverse molecole. Inoltre il beccuccio erogatore non deve mai toccare la superficie oculare.
Inoltre, quando l’oculista decide di cambiare la terapia, bisogna verificare caso per caso come fare il passaggio da un farmaco/i all’altro/i, cioè come e quando interrompere quello vecchio e come cominciare con quello nuovo.
Tra le informazioni di carattere generale ricordiamo anche che la differenza più significativa tra le monodosi ed il collirio nel flacone multidose è l’assenza dei conservanti che, se da un lato impone l’eliminazione della fialetta al termine di un singolo utilizzo, dall’altro evita il rischio che queste sostanze possano causare irritazione oculare, a volte particolarmente significativa e/o causare una colorazione delle lenti a contatto morbide di chi le utilizza in concomitanza della terapia.
Alcuni colliri per il trattamento del glaucoma possono causare visione offuscata perché interferiscono con la regolazione della muscolatura che fa aprire e chiudere la pupilla e quelli che fanno tendere o curvare il cristallino: è importante tenerlo a mente, soprattutto quando si è in viaggio nelle ore serali.
Individuiamo ora per le categorie che lo richiedono, le informazioni che possono essere più utili ai pazienti.

Beta Bloccanti: Timololo, Betaxololo, Levobunololo, Carteololo, Befunololo, Metipranololo.

Per quanto riguarda questa importante categoria di farmaci, usata non solo per il trattamento del glaucoma, ma anche e, forse, soprattutto per patologie dell’apparato cardiovascolare, è bene ricordare che il loro impiego è dovuto al fatto che riducono la produzione di umor acqueo.
La ridotta produzione di umor acqueo può determinare anche una riduzione del film lacrimale che protegge l’occhio e quindi non è consigliabile portare le lenti a contatto perché potrebbero danneggiare la cornea.
Inoltre questi farmaci possono causare positività ai test antidoping: chi pratica attività sportiva agonistica deve esserne consapevole.

Analoghi delle prostaglandine: Latanoprost, Travoprost, Safluprost. Bimatoprost.

Diversamente dai Beta Bloccanti, questa categoria fa defluire l’umor acqueo attraverso un percorso “secondario”, senza bloccarne in alcun modo la produzione.
Normalmente si assumono una volta sola al giorno, preferibilmente la sera perché in questo modo l’effetto è migliore.
Tra le peculiarità di questi farmaci c’è anche quella che possono causare un cambiamento di colore dell’iride, e se il collirio viene somministrato in un solo occhio potrebbe accadere che i due arrivino ad essere di colori leggermente diversi. Inoltre le ciglia e la peluria della zona vicino all’occhio potrebbero diventare più folte e più spesse, cosa che però regredisce gradualmente con la sospensione della terapia. Lo stesso invece non avviene per il colore dell’iride: una volta imbrunita rimane tale.